Archive for June, 2008


GRANDINE A TORONTO

16 Giugno: un violento termporale su Toronto: grandine grande come noci!

16th June: a violent storm on Toronto with huge hail as big as nuts!

 

 

JUNE THE PICTURE OF THE MONTH

JUNE – PICTURE OF THE MONTH – GIUNGO LA FOTO DEL MESE

BLACK-BROWED ALBATROSS – FALKLAND ISLANDS

 

LOOK CLOSE… TWO IN ONE…

CAN YOU SEE THE VULTURE AS WELL?

VEDETE ANCHE L’AVVOLTOIO?  

 

 

 

LOOK THE BEAK!

GUARDATE BENE IL BECCO!

 

SETTIMANALE AZIONE 03.06.2008

RESCENSIONE MOSTRA “PIANETA GHIACCIO”

FOTOGRAFIA
All’Elisarion di Minusio il ritratto di Daisy Gilardini del «Pianeta Ghiaccio»
A spasso con Daisy
Giovanni Medolago
«Un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre, ben­sì trovare altri occhi». È un pensiero di Marcel Proust che troviamo quale didascalia alla mostra di Daisy Gilardini al­l’Elisarion di Minusio, ma che potrebbe benissimo fungere da epigrafe per il lavoro della fo­tografa luganese che ormai da dodici anni se ne va regolar­mente in giro per i Poli terre­stri: l’Artide e soprattutto l’An­tartide («Lo prediligo perché ci sono i pinguini»!). In poco più di un decennio, Daisy – prezio­sa collaboratrice di questo gior­nale – ha ottenuto vari ricono­scimenti internazionali (prova­te a cliccare il suo nome su In­ternet e troverete oltre 20 mila segnalazioni!) e le sue immagi­ni sono regolarmente pubblica­te su alcune delle più prestigio­se riviste al di qua e al di là del­l’Atlantico.
Il motivo di tale successo, se­condo noi, sta nell’esplosiva mi­scela tra un indubbio talento e la sua temerarietà: non è da tutti starsene sulla banchisa po­lare per 15 giorni a oltre 50 gradi sottozero («Temevo di avere le dita così intirizzite da non riuscire a far clic!») ad aspettare quel famoso attimo fuggente per cogliere un orso bianco che sbadiglia quasi fosse un umano o che esce dall’acqua con uno sguardo felice perché in bocca porta un grosso pesce; oppure trascorrere un’intera nottata sulle pendici dell’Etna per catturare un’esplosione la­vica che sembra l’apoteosi di uno spettacolo pirotecnico.
Ci vuole molta pazienza pure per immortalare una tigre che, a pancia in su, sembra teneramen­te in attesa di qualche coccola o sorprendere una foca che sghi­gnazza quasi avesse appena sen­tito una bella battuta. E ci vuole certo molto talento per sistema­re in un’immagine il salto di un ghepardo perfettamente simme­trico alle rocce di un canyon; o, ancora, per fermare per sempre in uno straordinario camera lo­ok ravvicinato lo sguardo attoni­to e curioso di un pinguino. « So­no un’amante della natura e de­gli animali – spiega Daisy – e scelgo sempre destinazione re­mote. Il mistero di questi luoghi selvaggi, la forza della natura e l’isolamento da ogni forma di ci­viltà sono semplicemente irresi­stibili per me. Nella mia mente, le difficoltà logistiche e gli sforzi fisici impallidiscono di fronte al­la bellezza dei luoghi che visito ». Una bellezza che la Gi­lardini sa poi tra­smettere al pub­blico grazie a composizioni gra­fiche e sfumature cromatiche che talvolta ricordano, sia pure con tonalità più soft, una tela di Rot­ko ( Tranquillità); un quadro Im­pressionista ( La quiete prima della tempesta) o uno sberleffo dada ( Va dove ti porta il cuore, col dettaglio di un iceberg pro­prio a forma di cuore!). In molti altri scatti, ecco poi elementi na­turali proposti come sculture astratte.
Promossa dal Centro Cultura­le Elisarion nell’ambito dell’An­no Polare Internazionale, la mostra (arricchita da un diapo­rama simpaticamente intitolato «A spasso con Daisy») ha inol­tre un marcato intendimento didattico e vuole sensibilizzare il visitatore rispetto ai problemi ambientali in generis e soprat­tutto quello del surriscaldamen­to del nostro pianeta. « Nessun fiocco di neve si sente respon­sabile della valanga che provo­cherà », è stato detto in occasio­ne del vernissage per richiama­re ognuno di noi a una maggio­re attenzione riguardo all’am­biente. E la stessa Daisy ha poi portato la sua diretta testimo­nianza in proposito, raccontan­do di renne che annegano per­ché trovano improvvisamente troppa acqua nei guadi che pur ben conoscono e di orsi polari che durano parecchia fatica a sopravvivere nel loro habitat privato vieppiù della banchisa. Alla faccia di chi straparla di «estremismo ecologista»!

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